Scendendo verso Nord


Ciao,
é passato tanto tempo dalla scorsa mail che alcuni di voi hanno inziato a chiedermi se alla fine sono giá tornato. In realtá no, ma per poco, il 12 notte saró giá a Torino, considerate quindi questa come ultima puntata di questa avventura, per tutto il resto e per il racconto dal vivo avrete da offirmi una birra..

Ci siamo lasciati mentre mi buttavano fuori da un ostello a Puerto Natales, mentre ora sono seduto sull’aereo diretto a Madrid, ma é dal sud del Cile riprenderó il racconto.

Image 0159Image 0164Lasciando Puerto Natales e rimanendo in Cile ci siamo diretti verso la terra de fuoco, attraversando una strada costiera su cui ci siamo imbattuti in una estancia fantasma con ancorata, o meglio arenata, subito di fronte un relitto tutto arrugginito di nave mercantile. Un posto da brividi che sarebbe sicuramente interessante visitare di notte, con le sue carcasse di pecore e montagne di pelli abbandonate in quella che era una enorme stalla di gestione e smistamento bestiame. L’energia é strana ed affascinante ed é poco chiaro come mai sia stata abbandonata con ancora tutto quel materiale dentro.
Lasciamo il continente per procedere, grazie ad un traghetto, nell’isola della terra del fuoco. Qui affrontiamo un altro sterrato per passare la frontiera e tornare in Argentina, dove arriviamo, con estremo anticipo sulla tabella di marcia a Rio Grande. Qui troviamo un unico ostello abbastanza accogliente e dormiamo infilati nei sacchi a pelo per evitare di testare la qualitá dei letti caramente offerti. La cucina per fortuna si salva e riusciamo a preparaci una cena di mezzanotte abbondante con riso, lenticchie, cavolo e carote.

Image 0176La terra del fuoco non é molto grande, ma essendo noi in anticipo la percorriamo con calma, fermandoci in un bellissimo bungalow vista lago super accessoriato con sei posti letto, e concedendoci di percorrere uno sterrato che porta fino ad una proprietá privata all’interno della quale c’é un faro che delimita una delle punte della terra del fuoco stessa, faro che non ci édato vedere in quanto il percorso termina su un cancelo chiuso.
Qui, come avevamo visto di fronte all’estancia fantasma, é tradizione arenare le navi che hanno reso servigi a queste terre, trasformandole in monumenti nazionali, intoccabili tranne che dalla ruggine e dalla corosione del mare. Uno spettacolo interessante ed affascinante al tempo stesso, che permette di vedere e capire le dimensioni delle barche usate fino a qualche decennio fa e di constatare quanto sia veloce la natura a prendersi i nostri manufatti una volta lasciati a loro stessi.
Image 0179Man mano che si scende verso Ushuaia il paesaggio cambia nuovamente ed inaspettatamente. Abituati ormai al piattume variopinto della patagonia ci troviamo circondati da vegetazione che cresce di altezza, raggruppata dapprima in piccoli boschi e poi su colline che aumentano di altezza diventando montagne, con strade tortuose e mal tenute che si inerpicano per poi ridiscendere al mare in quella che é la cittá piú australe di Argentina (e per il merchandising ufficiale del mondo stesso).

Ad Ushuaia siamo ospitati da una CouchSurfer e da sua madre e da due cagnetti che ti mordicchiano i piedi e le mani tutto iltempo. Arrivati il 30 in giornata per cena prepariamo della pasta all’uovo fatta a mano, che ormai é diventato il pasto tipico di ringraziamento per l’ospitalitá. Per la giornata del 31 abbiamo in previsione una visita su una rompighiaccio dove lavora un ragazzo italiano che abbiamo conosciuto camminando a Torres del Paine e la vista della cittá.

Image 0189Ushuaia é la cittá piú cara di Argentina, una classica trappola per turisti che pur di avere scritto ‘fine del mondo’ sono disposti a pagare anche 180euro per un paile brutto. Lo stesso fornelletto da campeggio che abbiamo comprato qualche giorno fa per venti euro, in una cittá che vive di acquisti di attrezzatura da parte di turisti qui costa oltre cento euro. Giriamo per quasi tutti i negozi di paccottiglia della cittá, trovando ben poco da acquistare a prezzi ragionevoli.

Image 0183Il capodanno in Argentina a queste latitudini é celebrato principalmente in famiglia, con una cena, dopo la quale si esce per andare a ballare. In quella notte, per lo meno qui nel sud le discoteche hanno l’obbligo di rimanere aperte fintanto che c’é gente che balla, fossero anche le quattro del pomeriggio del giorno dopo. Noi ci troviamo in mezzo ad una festa organizzata con amici in casa della nostra ospite, con tanto di asado e a fine serata siamo talmente cotti dal cibo e dal vino che decidiamo di non uscire. La cena si é svolta nella sala della griglia, iniziando con formaggio e salame come antipasti, per continuare con frutta prima dell’arrivo dell’ottima carne. infine abbiamo spostato tutte le sedie nella cucina per la tavolata imbandita dei dolci e l’apertura degli spumanti, verso le due di notte. Nel frattempo dalla mezzanotte imperversavano fuochi d’artificio dagli edifici circostanti e sul porto offerti dalla cittá.

Non riuscendo nemmeno il primo dell’anno ad incontrare il ricercatore che ci aveva promesso un giro sulla rompighiaccio ripartiamo delusi verso Nord, verso Punta Arenas, dove dobbiamo riconsegnare la macchina.

Image 0203Arrivando con un giorno in anticipo sia sull’ospitalitá trovata con CS, che con la data di consegna riusciamo ad andare a visitare, a pochi km dalla cittá, una colonia di pinguini magellanici e ad arrivare poi appiedati a casa del nostro ospite.

Da domani si cambia vita, niente piú auto da guidare, ma solo pollici per chiedere passaggi ed attese indefinite.
Passiamo una piacevole serata con il nostro ospite, parlando di un po’ di tutto e scoprendo molte particolaritá di queste terre, delle differenze tra Cile ed Argentina e del Cile in generale, grazie anche alla presenza di un ragazzo che sta per partire per quache mese per l’Antartico.

A noi sembra una realtá cosí lontana, ma per un cileno il fatto di andare in Antartico suona un po’ come un nostro possibile desiderio di andare a lavorare in un altro paese europeo.

 

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