Da Pavia a Ferrara pedalando lungo gli argini


La situazione ciclabile cambia in meglio e dopo la partenza difficoltosa troviamo il nostro ritmo.

WG2_2327 WG2_2377Lasciamo la fattoria vicino a Pavia con una bottiglia di latte regalataci dal contadino e ci addentriamo nel lodigiano, dove esistono già delle piste ciclabili, asfaltate, che un giorno la VenTo raccorderà fino a Venezia. Allontanandoci da Pavia il nostro percorso segue parallelo a quella che è la via Francigena e molti cartelli segnalano le svolte anche per le vie di campagna. Purtroppo lunghi tratti sono su strade statali o provinciali e quindi con un po’ di traffico di macchine e trattori a cui stare attenti.

WG2_2318WG2_2315Incontriamo il primo cicloviaggiatore su un tratto appena rifatto della Via Francigena, una pista bianca di terra battuta, con segnavi ogni chilometro vicino all’immissione del fiume Lambro dentro al Po. Questo viaggiatore arriva dal nord della Gran Bretagna e si è già attraversato mezza Europa, non ha limiti di tempo e dalle poche parole che abbiamo fatto probabilmente finirà per lo meno in Grecia tra qualche mese, ma non è detto che poi prosegua anche oltre.

Attraversiamo diverse ciclovie, destre e sinistre del Po, realizzate negli anni passati anche con i contributi dell’unione europea. Si snodano lungo argini sopraelevati, circondati da coltivazioni di Pioppi e di granturco. Spesso coincidono con strade utilizzate per la coltivazione e quindi non è raro incontrare un trattore oppure sono strade secondarie che magari collegano più velocemente le piccole frazioni l’una all’altra e quindi capita di incontrare delle automobili. La maggior parte dei tratti ciclabili che uniscono le ciclovie già esistenti sono strade a divieto d’accesso, utilizzate per la manutenzione od il controllo delle reti idriche agricole, noi tiriamo dritto comunque e come noi anche i ciclisti locali.

I problemi maggiori li abbiamo per causa del caldo: gli argini sono strade sopraelevate e quindi rarissimamente in ombra. Le temperature in questi giorni vanno dai 30 gradi delle sette del mattino ai 38-39 delle tre del pomeriggio ed è sempre difficile procurarsi dell’acqua. Infatti l’unico modo di riempire le borracce è lasciare per qualche chilometro l’argine e scendere nei paesini limitrofi, sperando di sceglierne uno abbastanza grosso da avere un bar o anche solo una fontana nella piazza della chiesa.

IMG_20160825_134823Le biciclette si comportano bene, non abbiamo la possibilità di caricare le batterie da una presa di corrente e quindi scegliamo delle modalità a basso consumo, che ci aiutano nelle brevi salite e che ricaricano la batteria grazie al nostro pedalare. E’ inizialmente contro-intuitivo dover pedalare anche in discesa, ma il modo con cui poter ricaricare la batteria integrata che ci aiuterà la successiva salita. La tipologia di bicicletta, prettamente cittadina e a scatto fisso, ci affatica un po’ nella posizione durante il viaggio, ma il sistema Zehus+ dimostra di essere buono anche sulle lunghe distanze.

Dopo qualche giorno di campeggio selvaggio ora ci stiamo concedendo una pausa a Ferrara, dove si sta svolgendo il Ferrara Busker Festival e grazie ad alcuni contatti siamo stati accreditati come stampa grazie a questo blog.

Manca ormai poco al termine di questa traversata della pianura padana e nei prossimi giorni punteremo prima a Chioggia ed infine a Venezia.

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