Mendoza, Argentina e il monte Aconcagua


Buongiorno a tutti dall’Argentina.

Dopo 30 ore di viaggio, di cui 7 nell’aeroporto di Madrid passate a leggere
la guida del sud America e 2 nell’aeroporto di Buenos Aires passate a
dormire sdraiato per terra sono arrivato a destinazione. Questo viaggio é
iniziato all’insegna di un tuffo nel passato, negli anni 80 grazie agli
allestimenti dell’aereo delle aerolineas argentina fatto con un mini
schermo LCD di cui sin possono contare i pixel ed una serie di ben due film
tra cui poter scegliere, semplicemente cambiando canale come se fossero in
TV.

Arrivato a Mendoza mi dirigo all’appuntamento alla stazione dei bus con
Fernando, il mio ospite e Gaia, che intravedo dal taxi che sta correndo
zaino in spalla.

IMGP8637Fernando é un personaggio iperattivo e fantastico, in casa sua é come
vivere in una piccola famiglia, ci si sente accolti fin dal primo momento,
sta ospitando anche una ragazza mezza polacca e mezza francese e ci ha
organizzato una gita per il giorno dopo, con un amico che guiderà la
macchina.

IMGP8632Il secondo giorno ci alziamo prestissimo, colazione tutti insieme e poi via
verso il Cile, ovvero verso il ponte dell’Inca e la base del monte
Aconcagua.
Con un paio d’ore di macchina ci troviamo a far una passeggiata ai piedi
della montagna più alta d’America, coi suoi 6600m. E vista così non sembra
nemmeno cosi imponente, fino a quando non ci rendiamo conto che stiamo
passeggiando a 3000m di altezza e che l’Aconcagua fa un po’ come vedere il
Monviso dal cuneese.

IMGP8635Sulla strada del ritorno troviamo un camion che ha sbagliato una curva e ha
ribaltato tutto il suo carico di mais, ma visto che l’assicurazione copre
tutto un folto gruppo di sciacalli con pickup e ruspe sua facendo sparire
tutto, sotto gli occhi attenti della polizia che aspetta che venga tolto il
carico per per spostare più agevolmente il camion dalla strada. Che
efficienza questi argentini!


Il ritorno a Mendoza ci riserva ancora una bella multa di 500€ per aver
sorpassato con doppia linea gialla continua e la sera un pollo al disco,
ovvero cucinato in un enorme padella con treppiedi sotto la quale si
accende il fuoco.

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