F35: tagliare l’Islanda a metà su uno sterrato


Nel racconto precedente eravamo arrivati ad Akureri, capitale del Nord, da qui un giorno di viaggio ci separa dall’inizio di una strada sterrata lunga 150km che ci riporterà a Sud, sull’Anello d’Oro, ovvero il tour delle bellezze naturali ad un passo da Reykjavik.

Facciamo una spesa abbondante contando di dover stare per circa sei giorni lontani da supermercati o da posti commerciali; viste le quantità di cibo che quotidianamente mangiamo raggiungiamo i massimi valori di capienza di tutte le borse. Lasciando Akureri siamo contenti ancora una volta del verso di percorrenza scelto per il giro dell’isola: viaggiando in senso antiorario ci sono saliti dure ma corte, seguite da discese morbide ma lunghissime. Visto al contrario sarebbero stati giorni interi di sofferenza in salita, cosa che ci siamo evitati molto volentieri!

La F35 è la strada sterrata più frequentata nel mondo dei cicloviaggiatori, è l’antica strada di comunicazione tra il nord ed il sud dell’isola ed è percorsa anche da una linea di autobus. Nonostante questo traffico, affrontarla in bicicletta significa attraversare un deserto sassoso lungo almeno tre giorni di viaggio. La presenza di un campeggio circa a metà strada ci fa ben sperare per le riserve di acqua, ma la vera rivelazione è un rifugio/bivacco che incontriamo la seconda notte, posizionato al fianco della strada, arancione, con a 300m di distanza un fiumiciattolo nascosto, da cui si può attingere acqua. Qui, per la prima volta dopo 20 giorni, possiamo così non montare la tenda per la notte ed avere un tetto solido sopra la testa.

La memoria tende a mitigare i cattivi ricordi e ad esaltare quelli belli, quindi vi racconteremo che percorrere la F35 è stata un’esperienza fantastica in cui si intravedono fin dall’inizio dei ghiacciai in lontananza che mano a mano si avvicinano fino a quando ti rendi conto che la tua strada passa esattamente a metà strada tra quelle due masse di ghiaccio. Racconteremo che ci sono delle pozze termali giusto a metà percorso e che la desolazione ed il nulla che ti circonda ti porta a pedalare quasi in trance, fuori dal tuo corpo mentre la tua mente abbraccia quella natura in cui non cresce nemmeno l’erba. Non racconteremo invece che la parte centrale della strada è un cumulo di grossi sassi e sabbia, che è quasi impossibile da attraversare, non citeremo che il passaggio continuo delle macchine e degli autobus crea delle cunette sulla strada che ti fanno traballare tutto e ti massacrano le braccia per tenere in piedi la bicicletta e non racconteremo che essendo la vecchia via principale di comunicazione è ancora oggi molto frequentata, soprattutto da tantissimi turisti che non sanno cosa fare quando vedono una bicicletta e quindi ti superano a tutta velocità sparandoti sassi addosso ed alzando nuvole a non finire di terra. Racconteremo invece che ci sono automobilisti simpatici, che si fermano centinaia di metri prima per aspettare che tu li possa superare, che ti incitano, che ti applaudono, che ti fanno un cenno per farti forza mentre pedali in mezzo al deserto. Vi racconteremo di come verso sera il traffico diminuisce e di come con il sole che tramonta dietro ad una enorme lingua di ghiaccio si possa pedalare godendosi ogni istante ed ogni raggio di luce, con un po’ di fretta addosso perchè sta per scendere il buio e con tanta gioia nel cuore per trovarsi li in quel momento, questo si, lo racconteremo con piacere a tutti quanti!

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