Dalle longhorn agli alieni, circondati da armi


Le persone in Texas sono molto gentili tra di loro, per qualsiasi cosa si scusano, si preoccupano di non passarti davanti, di urtarti, di lasciarti spazio sulla strada e sorridono come se temessero che tu ti possa arrabbiare ed estrarre la tua pistola e for safety vendicarti dello sgarbo. Nel dubbio ci adattiamo alla falsa gentilezza diffusa, guardinghi degli adesivi di mitragliatori attaccati sui pick-up.

L’ingresso negli stati uniti ci vede ospiti da amici di vecchia data, BESTie che non vedevo da anni, ma che ci aprono casa loro introducendoci agli eccessi e alle stranezze dell’America e soprattutto della versione esagerata dell’America stessa: il Texas. A Houston siamo accolti da Giulia, di Torino, ormai ben americanizzata, mentre a Dallas ci fermiamo qualche giorno per riposare a casa del Nano e Giulia, invadendo la casa poco prima di un trasloco che li porterà a Philadelphia, dove, promesso, andremo a trovarli un’altra volta.
In questi primi giorni impariamo a distinguere i supermercati per messicani da quelli per americani, ad usare correttamente le carte di credito e a calcolare la mancia da lasciare nei ristoranti. Impariamo infine che prima di tutto vale l’Experience di qualsiasi cosa, quindi se non sei soddisfatto e lo fai notare al dipendente di un locale questo farà di tutto per renderti felice in modo da garantirsi di avere ancora un posto di lavoro il giorno dopo.. e, ah si, impariamo che il mondo del lavoro è molto “flessibile” in questo senso.. Ci stupisce, ma una volta che entri nell’ottica diventa normale, di come negozi di articoli di abbigliamento ritirino merce palesemente usata (come ad esempio una tenda di 5 anni totalmente distrutta) riportate per motivazioni futili, solo per far vivere un’esperienza migliore al cliente.


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IMG_20151002_220026Tra le esperienze imperdibili in territorio Texano mangiamo un vero hamburger, che fa sfigurare qualsiasi tipo di imitazione nostrana, che sia gourmet o tradizionale o importata (un motivo in più per non mangiare poi più carne alla fine di questo viaggio), proviamo il Bar-b-q e andiamo a vedere la sfilata delle vacche dai lunghi corni a Fortworth. In questo simpatico paesino (nella parte turistica) tutti i giorni dei fieri mandriani vestiti da cowboy portano a spasso, in una sfilata, IMG_9485le loro vacche per la strada principale, tra turisti e curiosi. L’ambientazione è da vecchio west, i negozi a tema, le mucche ferme per strada per fare la foto coi turisti e i motociclisti che sfoggiano le loro creature cromate, colorate, variopinte e diaboliche.

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IMG_9604Lasciamo Dallas e ci dirigiamo verso il nostro primo parco nazionale, il Grand Canyon, e notiamo “quasi per caso” che sulla strada c’è Roswell, IMG_20151007_162914noto punto nodale del traffico alieno verso il nostro pianeta.
Passiamo qui due notti da una CouchSurfer iperattiva col marito brontolone e ne approfittiamo per andare a visitare le vicine caverne di Carlsbad, un dedalo sotterraneo con stalattiti e stalagmiti alte oltre 5m. Compriamo qui la nostra tessera annuale dei parchi nazionali, un affare fantastico: include per 80 dollari l’ingresso per un anno a tutti i parchi per una macchina e tutti i suoi occupanti oppure per quattro persone. Ce la ripagheremo in pochissimo tempo.

Il parco nazionale negli stati uniti non è per nulla simile a quanto siamo abituati in Europa. Innanzitutto bisogna considerare le dimensioni: qui davvero tutto è più grande, quindi bisogna pensare più in grande. Molti parchi hanno kilometri di strada tra l’ingresso e il visitor center ed hanno estensioni pari ad una nostra provincia. I sentieri più battuti dai turisti sono spesso larghi abbastanza per una utilitaria e molte volte asfaltati, oppure con gradini e corrimani, acqua lungo il percorso e cartelli intimidatori che spiegano che bisogna essere in ottima forma per fare il percorso da 1.5km, andata e ritorno.

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