Dal sud al nord dell’Islanda passando per la capitale dell’est


Quella che doveva essere una giornata di defaticamento si trasforma in un trekking di 20km spingendo le bici perchè lo sterzo di Gaia si blocca. Per fortuna riusciamo a far scivolare la bici almeno nelle discese e a guadagnare un po’ di strada. Raggiungiamo Djupivogur dove l’unico meccanico è in vacanza. La città è costruita attorno ad un porticciolo, base per degli allevamenti di pesce all’interno del fiordo su cui si affaccia. Riusciamo così a procurarci una chiave del 32 al porto e a risolvere il problema allo sterzo. I nostri compagni di viaggio, più sfortunati, devono invece prendere un bus per raggiungere un vero ciclista e risolvere un problema alla ruota libera delle loro biciclette. Probabilmente questa è la distanza per la quale si manifestano i problemi tecnici alle bici..

Abbandoniamo temporaneamente la strada numero 1 per effettuare un taglio che ci permetterà di risparmiare un giorni di viaggio tra i fiordi. Ogni strada però vuole i suoi compromessi e l’Oxi pass consta di 20km di sterrato con salite fino al 17%.


Riusciamo con fatica a compiere l’impresa di portare le nostre bici cariche prima su e poi giù dallo sterrato e raggiungiamo la capitale dell’est, Egilstaðir. Qui nel campeggio le docce sono finalmente bollenti e ci ritemprano dalle fatiche della giornata. Vediamo che in tutta questa regione ci sono delle passeggiate di più giorni che promettono benissimo, ma questo ve lo racconteremo in un altro viaggio..

Ripartiamo dall’Est verso il lago Myvatn. Il tempo è clemente: un leggero vento a favore e due giornate fantastiche, che ci permettono di attraversare degli altipiani su cui il paesaggio cambia ogni qualche decina di km.. Superiamo l’altezza stratosferica di 600m, dove nemmeno più il muschio cresce. Le gambe risentono di tutta la fatica accumulata e così il primo giorno crolliamo addormentati al bordo della strada dopo soli 45km, lasciandoci altri 125km per il giorno successivo.

L’arrivo sul lago Myvatn è magico, un po’ per la stanchezza un po’ per l’atmosfera da altro pianeta che ci si presenta davanti: grandi distese di fumarole e fango bollente, oltre a pozze naturali di acqua calda riscaldate dal magma in profondità. Tutto attorno alla strada vi sono bolle primordiali di lava solidificate e poi spaccatesi ed ora ricoperte di vari muschi. Visitiamo delle caverne termali segrete (che sono rimaste segrete fino a quando non si è alzata la temperatura ed è stato impossibile bagnarsi senza cuocersi) rese famose dalla serie Games of Thrones e poi ci accampiamo in uno spartano campeggio a Vogar (ecco, se riuscite evitate di andarci.. ci sono posti migliori in zona!)

 

Lasciamo il lago per andare a vedere il mare del nord ed andare ad avvistare le balene ad Husavik. Il tempo atmosferico ci è contrario ed i servizi (mancanti) del campeggio non ci permettono di riprendere adeguatamente le forze, ma la gita ad avvistare le balene vale la fatica!
Con un mare “leggermente” mosso solo Fabio si avventura su un turacciolo a cercare e disturbare le balene mentre scorrazzano nella “wild nature” ad ingrassare. In tre ore si riescono a vedere prima una coppia di megattere, poi un individuo solitario ed infine un gruppo di quattro, che però viene circondato da tre diverse barche di turisti e viene costretto ad accartocciarsi uno contro l’altro prima di immergersi e scappare.

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Ripartiamo da Husavik e ci dirigiamo ad Akureri passando attraverso le nuvole. Qui salire di anche solo 200m di quota significa trovarsi in alta montagna ed al nord fa decisamente più freddo in quanto i venti arrivano direttamente dall’Artico. Nonostante questo riusciamo a visitare GodaFoss, una cascata imponente e poi ad arrivare nel più bel campeggio trovato fino ad ora, dove per il centesimo anniversario degli scout islandesi dormiamo gratis la notte.

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