Colca(volo) che lo rifaccio


Vicino ad Arequipa, dietro ai vulcani, c’è una zona dove volano i condor e sotto le ali dei condor si estendono dei canyon tra i più profondi al mondo, più di quello stra-famoso degli Stati Uniti d’America.

IMGP1322La vallata del secondo (o a detta dei locali, primo) canyon più profondo al mondo si chiama Colca e le sue città di accesso sono Chivay e Cabanaconde. Per entrare in questa vallata come turista c’è un biglietto d’ingresso, che noi non vogliamo pagare.

Da Arequipa si parte la sera prima in autobus e dopo parecchie ore di curve ed una sosta a Chivay si arriva alle prime luci del mattino a Cabanaconde, dove un omino con i biglietti turistici in mano cerca di ottenere più soldi di quanti siamo disposti a spendere. È cos¡ che, aprofittando di una sua distrazione, con l’arrivo di un altro turista, carichiamo gli zaini e ci allontaniamo di buon passo. Con l’affulenza di turisti che c’è non piangeranno le nostre quote.

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IMG 20150614 113521Come prima cosa ci dirigiamo al mirador del condor in autostop; una coppia di turisti francesi ci porta fino a destinazione dopo che siamo usciti dalla città per un sentiero da muli, sconnesso e percorso da acqua. I condor volano placidi ed imponenti sfruttando le correnti di vento del mattino, scrutando il canyon dall’alto e facendosi vedere ed ammirare da decine di turisti portati li da tour organizzati. L’imponenza del condor lo ha fatto elevare dagli Inca ad intermediario del regno dei cieli. Solca il cielo aggiustando la direzione con brevi movimenti delle ali o della coda, senza apparente sforzo e data la dimensione è ben visibile fin da lontano mentre sfiora le pareti a strapiombo del canyon.

 

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IMG 20150614 101305Torniamo a Cabanaconde con un passaggio di un furgoncino che trasporta bombole del gas, alloggiati in mezzo o meglio appollaiati sopra il carico nel retro e ci dirigiamo alla seconda tappa di questa giornata: la discesa del canyon. Quando ti raccontano che è il canyon più profondo al mondo pensi “figo”, quando poi ti dicono che sul fondo c’è un’oasi in cui poter dormire ti convinci ancor di più che deve essere bello andare a visitarla, ma tutto questo ti fa scordare che è il canyon più profondo al mondo e che in qualche modo ci devi scendere fin laggiù (e poi devi anche tornar su..).

IMG 20150614 110239Iniziamo la discesa verso le 11 del mattino, con il sole che inizia a picchiare sulla testa, gli zaini con l’attrezatura da campeggio ed il cibo e dopo aver dormito poco e male nel bus. Il sentiero è sconnesso e ripido, ottimo per i muli che ci passano più volte in carovana, carichi (come dei muli e come ci sentiamo noi con gli zaini in confronto agli altri che vediamo scendere). Ad un certo punto un sasso sotto il mio piede scivola via, mi ritrovo a cadere verso terra prima in ginocchio, in avanti, poi mettendo entrambe le mani a terra fino a quando lo zaino non si sposta e le mie braccia non riescono a reggere lo slancio della caduta ed il peso dello zaino ed io mi ritrovo la testa schiacciata a terra dallo zaino. Non mi faccio praticamente nulla (e gli avirex dimostrano di essere ancora super resistenti nonostante i 7 anni di età), ma la sensazione di essere schiacciati dal proprio zaino al pavimento non è per niente piacevole.

Impieghiamo quattro ore e mezzo, sotto il sole, con vari momenti di sconforto, di fatica estrema e frustrazione per effettuare la discesa. A pochi giorni dalla faticosissima ascesa a Machu Picchu siamo ricaduti nel voler sfidare e superare i nostri limiti fisici, questa volta con zaini più pesanti e ginocchia e gambe che bruciano dallo sforzo di trattenerci durante la discesa.

L’oasi al termine della fatica non è così idilliaca come potebbe essere o è la fatica che non ce la fa vedere così. Il fiume è difficilmente raggiungibile e ci fermiamo in uno degli alloggi con spazio campeggio, bungalow, ristorante e piscina. Tutti quelli che ci hanno sorpassato sono già lì, essendo scesi senza carichi, a godersi la piscina e dopo aver montato la nostra tenda ci uniamo anche noi. La sera cuciniamo zuppa di lenticchie e ci godiamo il tramonto prima di ritirarci, con il buio, a dormire alle sette di sera.PANO 20150614 163035

IMG 20150615 073137Ci svegliamo il giorno dopo che non sta ancora albeggiando e partiamo prestissimo per evitare il sole sofferto nella discesa. Se scendi di 1100m, degli stessi dovrai risalire. Soffrendo un po’ meno che per la discesa, ci troviamo su in 4 ore, meno che il giorno precedente. Più volte ci siamo chiesti chi ce lo abbia fatto fare, ma l’unico modo per uscirne era arrivare in cima e quindi ci siamo arrivati. Verso le nove del mattino però, quando il vento inizia a soffiare nel canyon, con nessuno attorno se non cactus e pietre abbiamo avuto la bellissima esperienza di veder sfrecciare un condor a pochi metri da noi sorretto dall’aria che ci dava ristoro nella nostra scalata.

IMG 20150615 144922Terminiamo la nostra esperienza con un pranzo in un ristorante familiar abbastanza caro rispetto a quanto eravamo abituati, ma accogliente, dove il proprietario ed un altro avventore ci raccontano storie e posti da visitare nei dintorni e ci informano, ridendo del nostro tempo, che loro a scendere nel canyon impiegano 45 minuti e per risalire tra l’ora e dieci e l’ora e mezza. Avendo visto dei locali superarci in questi giorni reputiamo plausibile il tempo, fatto senza carico e saltellando o inseguendo dei muli che trotterellano su e giù per il sentiero.


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